Cloaking esempio pratico

Cloaking vediamo cos’è e in che casi Google lo tollera

Scritto da on . Postato in SEO

Il cloaking è l’attività che consiste nel mostrare contenuti differenti a seconda dello user agent che richiede una determinata risorsa web. Un esempio di applicazione consiste nel mostrare ad un utente umano un contenuto mentre ai bot dei motori di ricerca un altro maggiormente ottimizzato ai fini di ranking. Questa pratica è deprecata dai motori di ricerca e rientra nelle tecniche di spam che vengono penalizzate da Google, ma allo stesso tempo è vistosamente tollerato in alcuni casi.

Prima di continuare la lettura, al fine di godervi l’articolo al meglio, vi consiglio di leggere la documentazione ufficiale di Google sull’argomento.

Come può essere implementato il cloaking?

  1. Tramite server, erogando contenuti diversi a seconda che sia un crawler dei motori di ricerca (ad esempio Googlebot) o un utente reale a richiederne i contenuti.
  2. Attraverso reindirizzamenti lato codice come ad esempio mediante JavaScript o meta refresh.

Che tipologia di penalizzazioni comporta?

L’uso di questa tecnica a secondo dei casi può comportare la penalizzazione dell’intero sito oppure una penalizzazione parziale che coinvolge le sole pagine compromesse.

Quando è possibile farne uso senza essere penalizzati

Vi sono casi in cui le attività di cloaking non comportano penalizzazioni. Uno di questi è quando la medesima risorsa mostrerà contenuto in lingua diversa in base all’IP di provenienza dell’utente, in modo da mostrargli il contenuto testuale nella sua lingua di riferimento col fine di migliorare la user experience.

Esempio di cloaking effettuato da Google

Al fine di mostrarvi il cloaking che Google pratica sulle serp, utilizzeremo per comodità due componenti aggiuntivi di Firefox:

  1. MozBar: strumento che ci permette di camuffarci da Googlebot e altri bot dei motori di ricerca;
  2. SEO Doctor: strumento che ci permette di quantificare e vedere come sono costruiti i link interni ed esterni della pagina analizzata.

In questo esempio dopo aver effettuato la query “google cloaking”, l’estensione SEO Doctor segnala che i link presenti nella serp sono 132 di cui 79 interni e 53 esterni:

Serp di Google

Ora cambiamo l’user agent con la MozBar e settiamolo su Googlebot come nell’esempio:

MozBar user agent Googlebot

subito dopo aggiornando la pagina ci rendiamo conto che qualcosa e cambiato:

MozBar user agent Googlebot

  1. il menu orizzontale presenta voci differenti;
  2. è comparso un menu verticale a sinistra;
  3. i link della pagina ora sono 95 (83 interni e 12 esterni), mentre prima erano 132.

Come potete vedere vi sono 2 serp parallele: una per noi utenti ed una per i bot dei motori di ricerca. Anzi a dir la verità se ci camuffiamo da Baidu spider o da Yandex i link diventano solo 78 (70 interni e 8 esterni), con la conseguente evidenza che vi sono ulteriori serp diverse che mutano al cambiare del bot che le visita.

Esempio di cloaking effettuato da Amazon e tollerato da Google

Amazon è il colosso mondiale del commercio elettronico, domina le serp e pratica cloaking tranquillamente da anni senza essere penalizzato.

In questo esempio, se andiamo nella categoria “Informatica” di amazon.it il numero di link visualizzato è di 506 di cui 479 interni e 27 esterni:

Amazon categoria Informatica

Ora, se ci camuffiamo da Googlebot tramite la MozBar anche in questo caso cambia il numero di link, il quale diminuisce a 497 (467 interni e 27 esterni) con un risparmio di 9 link in meno:

Amazon esempio di cloaking

Vi è anche un altro particolare che cambia radicalmente: la struttura delle URL. Camuffati da Googlebot infatti le URL sono completamente riscritte, presentano pochissimi parametri rispetto alle url mostrate agli utenti reali. Praticamente tutti i parametri che vede l’utente non vengono visti dal bot.

Quindi abbiamo 2 siti paralleli: uno dedicato agli utenti con più link e url parametriche e lunghissime ed uno dedicato ai bot dei motori di ricerca con meno link, ai fini di ottimizzare il flusso del PageRank, ed url più brevi e comprensibili, per migliorare il ranking sulle serp dei motori di ricerca.

Le linee guida di Google vietano questo tipo di gestione delle url parametriche, inoltre lo stesso Google ci suggerisce di gestirle tramite il pannello di Google Webmaster Tools.

Conclusioni Logiche sul Cloaking

  1. Al di là dello scopo di utilizzo, benevolo o malevolo che sia, se Google vieta la pratica del cloaking minacciando penalizzazioni per chi l’adotta, allora perchè lui stesso la utilizza nelle sue serp?
  2. L’approccio utilizzato da Amazon è formalmente vietato dalle linee guida di Google e quindi viene spontaneo chiedersi come mai Amazon non venga penalizzato.
  3. Sarebbe meglio dare un esempio di coerenza invece di praticare la strategia del terrore a cui ci hanno abituato i portavoce di Google in questi ultimi anni.

Magari, il signore in questo video potrebbe fornirci una spiegazione coerente:

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