• Home
  • SEO
  • Black Hat SEO: definizione e tecniche per fare SEO black hat
Black Hat SEO

Black Hat SEO: definizione e tecniche per fare SEO black hat

La Black Hat SEO è la disciplina che si riferisce alle tecniche utilizzate per ottenere un posizionamento migliore e più traffico per il proprio sito web, ma che i motori di ricerca penalizzano poiché violano le linee guide e/o i termini di utilizzo.

In questo articolo imparerai:


Definizione di Black Hat SEO

Il termine “black hat“, cioè “cappello nero“, viene preso in prestito dai film western in contrapposizione del cappello bianco, il Tex Willer della situazione, cioè il buono.

Nel corso degli anni, oltre alla SEO, ha inglobato molti più concetti e si può usare questo termine per parlare di qualsiasi tipo di monetizzazione discutibile e/o illegale che avviene online.

Molte volte il termine Black Hat si può associare alla pubblicità ingannevole, alla diffusione di virus e allo spam.

Chi sono i SEO Black Hat?

I SEO Black Hat sono figure che per ottenere visibilità sui motori di ricerca violano le linee guida e utilizzano tecniche eticamente scorrette o addirittura ingannevoli. Presentano queste caratteristiche:

  • lavorano principalmente a progetti personali e difficilmente per clienti;
  • spesso ottimizzano contenuti altrui (ad esempio blog web 2.0) piuttosto che siti propri;
  • automatizzano il lavoro con tecniche denominate autoblogging e link building automation;
  • creano backlink verso i propri siti in grosse quantità;
  • non producono contenuti, bensì tendono a rubare contenuti protetti sparsi per la rete oppure ad autogenerare la creazione mediante tecniche di spinning (spintax);
  • utilizzano sia tools di accesso comune (come Ahrefs, SEO Power Suite, ecc.), che strumenti realizzati autonomamente;
  • fanno molto outsourcing;

Personalmente ho avuto modo di conoscere qualche SEO black hat e spesso si tratta solo di ragazzini che sopravvivono col web e che concepiscono la SEO più come un gioco fatto di trucchi piuttosto che di un’attività che produce business duraturi.

Inoltre mi è capitato di appurare che molte web agency utilizzano tecniche black hat senza neanche saperlo, ma solo per pura ignoranza.

Quindi ti consiglio sempre di chiedere quali tecniche utilizza l’agenzia SEO a cui ti rivolgi, come ritiene di ottenere risultati per il tuo progetto e fai molta attenzione se senti parole come “automatizzare” o frasi come “ti creo una pagina per ogni keyword”.

Tecniche Black Hat SEO

Premettendo che sconsiglio vivamente l’uso di tecniche per un motivo etico e perché la maggior parte delle volte hanno effetto contrario al posizionamento su Google, di seguito elenco alcune delle tecniche più diffuse per fare black hat SEO:

Nota bene: ogni vantaggio che si ottiene con queste tecniche borderline spesso è poco duraturo e comporta penalizzazioni. Essendo un consulente SEO professionale ti consiglio di non utilizzare queste inutili tecniche e di investire in attività più proficue.

Keyword Stuffing

Questa tecnica consiste nel “farcire” le pagine con la parola chiave da posizionare e i suoi sinonimi (magari utilizzando anche del testo nascosto) con l’obiettivo di aumentare la Keyword Density oppure fare uso di parole chiave non attinenti al contenuto (come ad esempio inserire nel meta keywords il termine “poker” in una pagina che tratta di “arredamento”).

Avete presente quella sorta di copywriter che pensano che fare SEO significa scrivere contenuti praticamente illeggibili dove ripetono la parola chiave continuamente? Perfetto, vi spacciano per SEO copywriting del semplice keyword stuffing.

Testo nascosto

Consiste nel camuffare il testo di una pagina attraverso il CSS (ad esempio rendendolo molto simile al colore dello sfondo) o tramite Javascript, col fine di inserire lunghi elenchi di parole chiave da far rilevare solo ai crawler.

Il testo nascosto era una tecnica che andava di moda diversi anni fa, utilizzata sia dai SEO black hat che da webmaster inesperti. Purtroppo resiste ancora oggi, nonostante sia completamente inutile e a forte rischio di penalizzazione.

Doorway pages

Le Doorway pages sono pagine speculari al posizionamento col fine di aumentare la visibilità sui motori di ricerca. Solitamente si tratta di pagine autogenerate e pilotate verso una specifica keyword, anche su siti completamente fuori tema rispetto alla keyword stessa.

Avete presente quelle agenzie SEO che vi creano una pagina per ogni parola chiave da posizionare? Ecco, vi stanno spacciando per servizi SEO delle semplici doorway pages ad alto rischio di penalizzazione.

Un esempio tipico di applicazione avviene con la SEO local, quando ci si vuole posizionare su più città e si crea una pagina con contenuti identici per ogni singola località (ad esempio “idraulico milano”, “idraulico roma”, ecc.).

Cloaking

Il Cloaking consiste nel creare delle pagine o dei contenuti visibili solo ai crawler dei motori di ricerca (ad esempio GoogleBot), per presentare una versione differente della pagina rispetto a quella che, invece, vedono gli utenti umani.

Praticamente si tratta di mostrare contenuti differenti ai motori di ricerca rispetto a quanto venga mostrato agli utenti. Naturalmente i contenuti che percepiscono i crawler sono molto ottimizzati, proprio per aumentare le probabilità di posizionamento.

Tipicamente si utilizza un redirect Javascript che solo i browser degli “umani” possono seguire, che i crawler non percepiscono.

L’uso del cloaking fraudolento col fine di posizionarsi comporta la cancellazione dall’indice di Google. Se vuoi approfondire l’argomento puoi leggere: “Cloaking vediamo cos’è e in che casi Google lo tollera“.

Il nome stesso spiega il significato: una fattoria di link. In pratica si tratta di pagine con pochissimo contenuto originale, utilizzate solo per pubblicare link verso altri siti con lo scopo di aumentare il loro PageRank.

Di solito i siti linkati sulle link farm sono di qualsiasi tipologia, ad esempio sulla stessa pagina sono linkati sia siti che trattano i “mutui” che siti che parlano di “giardinaggio”.

Boosting + Redirect

Questa tecnica consiste nel generare migliaia di backlinks tramite software di link building automation (ad esempio Scrapebox, Senuke, GSA, ecc.) verso un proprio sottodominio ospitato su un sito Web 2.0 con molta autorità (ad esempio WordPress.com, Blogspot.com, ecc.).

Appena questo sottodominio comincia ad acquisire posizionamenti e visibilità, si implementa un redirect 301 di quel sottodominio verso il money site passandogli così l’autorità.

Commenti Spam

I commenti black hat sono messaggi pubblicitari indesiderati contenenti il link al sito da posizionare.

Inizialmente questa pratica si faceva solo via e-mail, ma poi si è diffusa anche nei blog tramite i commenti agli articoli e nei social network attraverso i messaggi diretti, le menzioni o l’utilizzo di hashtag non inerenti il contenuto del tweet).

Se avete un sito in WordPress ed entrate nella sezione Commenti, vedrete tanti commenti nella cartella spam. Questi sono proprio i commenti che provengono da questa inutile tecnica.

Contenuto generato automaticamente

Il contenuto generato in automatico è un tipo di contenuto che viene creato attraverso l’uso della programmazione con lo scopo di ridurre i tempi per la realizzazione.

La principale tecnica è l’article spinning dove si fa uso di Spintax (Spin Syntax) che consiste nella rotazione di sinonimi per ingannare l’algoritmo di Google e fare in modo che riconosca il contenuto generato come originale.

Esempio pratico di Spintax:

Come {fare | iniziare} la SEO {Black Hat | White Hat}.

da questa semplice frase è possibile ottenere 4 frasi diverse:

  1. Come fare la SEO Black Hat.
  2. Come fare la SEO White Hat.
  3. Come iniziare la SEO Black Hat.
  4. Come iniziare la SEO White Hat.

Questa tecnica, seppure consente di ottenere contenuti tecnicamente originali, tende a generare testi spesso illeggibili o comunque poco sensati.

Desert Scraping

Il Desert Scraping consiste nel recuperare e rubare contenuti non più indicizzati di altri siti, con l’obiettivo di pubblicarli sulle nostre pagine.

Solitamente la procedura è la seguente:

  1. individuare un dominio scaduto;
  2. recuperare i suoi contenuti tramite Archive.org;
  3. infine, pubblicare i contenuti recuperati sul proprio sito.

Anche questa tecnica consente di ottenere contenuti tecnicamente originali.

Creazione di pagine con comportamenti dannosi

Attraverso questa tecnica viene offerto un prodotto esca che sicuramente piacerà ai potenziali malcapitati (tipo un’app per smartphone), per poi inviare gli ignari utenti su una landing page dove dovranno inserire il numero di cellulare per scaricare il prodotto.

In realtà, l’utente nel momento in cui inserisce il suo numero completa un’offerta CPA che lo lascerà senza soldi sulla sim del telefono.

Solitamente per realizzare questa tecnica vengono utilizzati i Social Network e il post con l’offerta viene cancellato entro un’ora dalla pubblicazione per evitare che le persone comincino ad accorgersi del trucco.

Fate quindi attenzione alle offerte troppo allettanti che vi propongono sui Social ed evitate sempre di inserire il numero del cellulare.

Come segnalare a Google la SEO Black Hat

Se ritieni che un sito voglia ingannare Google per migliorare il posizionamento, puoi segnalarlo tramite la Search Console a questo indirizzo: https://www.google.com/webmasters/tools/spamreport?hl=it.

Dovrai specificare l’URL della pagina che ritieni stia utilizzando tecniche black hat, le query di ricerca che mostrano questa pagina e ulteriori dettagli che possano aiutare il team antispam di Google a comprendere il problema.

Nota bene: se il tuo sito è stato penalizzato per via dell’utilizzo di tecniche black hat e ha perso molto traffico,  investi in una consulenza SEO in modo da verificare se è ancora possibile recuperare la situazione.

Perché dovresti evitare la Black Hat SEO?

La Black Hat SEO è spesso difficile da implementare ed ingannevole per gli utenti, però ritengo sia preferibile conoscere queste tecniche e sapere come si muove il lato oscuro del nostro mondo.

Per questo motivo, ma anche per una questione di completezza, è un argomento che approfondisco durante le sessioni del corso SEO online.

Allo stesso tempo è fondamentale rendersi conto che, come insegna Star Wars, il lato oscuro è più facile da seguire, ma non porta quasi mai a buoni risultati: ormai tutti i motori di ricerca sono in grado di individuare le tecniche black hat e dunque un eventuale guadagno temporaneo porta in tempi brevissimi a penalizzazioni o ban.

Se conosci altre tecniche SEO black hat o vuoi raccontare la tua esperienza, non esitare ad utilizzare i commenti!

Valentino Mea

SEO Specialist e consulente SEM certificato Google Ads e Analytics. Dal 2010 fornisce servizi di consulenza a web agency, proprietari di siti e-commerce e start-up. Dal Novembre 2013 condivide tutorial pratici e la sua esperienza nel settore su questo blog.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Libro SEO

Libro SEO per E-Commerce PRO di Valentino Mea

Scopri il primo libro su come ottimizzare siti e-commerce per aumentare il posizionamento su Google e trasformare gli utenti in clienti. Puoi trovarlo su Amazon.

I più letti del mese

Iscriviti alla Newsletter!

Ti aggiorni gratuitamente su SEO, SEM e Web Analytics.

Valentino Mea Consulente SEO e SEM

Sono Valentino Mea, esperto di Search Marketing a livello professionale dal 2010. Supporto Imprenditori e Liberi Professionisti nello sviluppare progetti web seri, sostenibili e redditizi, attraverso l’erogazione di:

  • Servizi SEO e SEM
  • Consulenza Oraria
  • Coaching Individuali

Se vuoi sviluppare un business online di successo e vuoi essere seguito da un consulente SEO e SEM affermato, non esitare a contattarmi!

Contattami

Copyright © 2013 - 2020 · Valentino Mea Srls rating 5.0/5 su 20 recensioni · C.F. / P.iva: 04373930611 · Privacy · Sitemap · All rights reserved