Black Hat SEO: quali sono le Tecniche Vietate da Google?

La Black Hat SEO è la disciplina che si riferisce alle tecniche utilizzate per ottenere un posizionamento migliore e più traffico per il proprio sito web, ma che Google e altri motori di ricerca penalizzano poiché violano le linee guida e/o i termini di servizio.
In questo articolo imparerai:
- Cos’è la Black Hat SEO
- Chi sono i SEO Black Hat
- Differenza tra Black Hat e White Hat SEO
- Quali sono le Tecniche Black Hat SEO?
- Come segnalare a Google la SEO Black Hat
- Perché dovresti evitare la Black Hat SEO
Cos’è la Black Hat SEO
L’espressione “black hat SEO” fa riferimento alle pratiche volte a manipolare gli algoritmi dei motori di ricerca al fine di migliorare il posizionamento di un sito web nei risultati di ricerca (o SERP di Google) in modi che violano le linee guida di Google.
Questo approccio può portare a penalizzazioni o alla rimozione del sito da parte di Google o da altri motori di ricerca.
Il termine “black hat”, cioè “cappello nero”, viene preso in prestito dai film western in contrapposizione al cappello bianco, il Tex Willer della situazione, cioè il buono.
Nel corso degli anni, oltre alla SEO, ha inglobato molti più concetti e si può usare questo termine per parlare di qualsiasi tipo di monetizzazione discutibile e/o illegale che avviene online.
Molte volte il termine Black Hat si può associare alla pubblicità ingannevole, alla diffusione di virus e allo spam.
Chi sono i SEO Black Hat?

I SEO Black Hat sono figure che per ottenere visibilità sui motori di ricerca violano le linee guida e utilizzano tecniche eticamente scorrette o addirittura ingannevoli. Presentano queste caratteristiche:
- lavorano principalmente a progetti personali e difficilmente per clienti;
- spesso ottimizzano contenuti altrui (ad esempio blog web 2.0) piuttosto che siti propri;
- automatizzano il lavoro con tecniche denominate autoblogging e link building automation;
- creano backlink verso i propri siti in grosse quantità;
- non producono contenuti di qualità, bensì tendono a rubare contenuti protetti sparsi per la rete oppure ad autogenerare la creazione mediante tecniche di spinning (spintax);
- utilizzano sia tools di accesso comune (come Ahrefs, SEO Power Suite, ecc.), che strumenti realizzati autonomamente;
- fanno molto outsourcing;
Personalmente ho avuto modo di conoscere qualche SEO black hat e spesso si tratta solo di ragazzini che sopravvivono col web e che concepiscono il mondo della SEO più come un gioco fatto di trucchi piuttosto che di un’attività che produce business duraturi.
Inoltre mi è capitato di appurare che molte web agency utilizzano tecniche black hat senza neanche saperlo, ma solo per pura ignoranza.
Quindi ti consiglio sempre di chiedere quali tecniche utilizza l’agenzia SEO a cui ti rivolgi, come ritiene di ottenere risultati per il tuo progetto e fai molta attenzione se senti parole come “automatizzare” o frasi come “ti creo una pagina per ogni keyword”.
Differenza tra Black Hat e White Hat SEO

La differenza tra la Black Hat SEO e la White Hat SEO risiede nelle metodologie e nelle intenzioni dietro le tecniche di ottimizzazione utilizzate:
- La Black Hat fa ricorso a tattiche ingannevoli e spesso opera in violazione delle linee guida dei motori di ricerca per ottenere un miglior ranking;
- La White Hat segue le linee guida stabilite dai motori di ricerca e si concentra su strategie di lungo termine e sostenibili, mirate a fornire valore agli utenti e a costruire una presenza online autentica.
Mentre la prima può offrire risultati rapidi ma rischiosi, la seconda punta a guadagni duraturi e a costruire una reputazione solida nel tempo.
Quali sono le Tecniche Black Hat SEO?

Premettendo che sconsiglio vivamente l’uso di tecniche vietate sia per motivi etici sia perché la maggior parte delle volte hanno effetto contrario al posizionamento su Google, di seguito elenco alcune delle principali tecniche di black hat SEO:
- Keyword Stuffing
- Testo nascosto
- Doorway pages
- Cloaking
- Link Farm
- Boosting + Redirect
- Commenti Spam
- Contenuto generato automaticamente
- Desert Scraping
- Creazione di pagine con comportamenti dannosi
Nota bene: ogni vantaggio che si ottiene con queste tecniche manipolative spesso è poco duraturo e comporta penalizzazioni.
Essendo un consulente SEO professionale ti consiglio di non utilizzare queste tattiche di Black Hat SEO vietate dai motori di ricerca come Google e di investire in attività più proficue.
Keyword Stuffing
Questa tecnica consiste nel “farcire” le pagine con la parola chiave da posizionare e i suoi sinonimi con l’obiettivo di aumentare la Keyword Density oppure fare uso di parole chiave non attinenti al contenuto (come ad esempio inserire nel meta keywords il termine “poker” in una pagina che tratta di “arredamento”).
Hai presente quella sorta di copywriter che pensano che fare SEO significhi scrivere contenuti praticamente illeggibili dove ripetono la parola chiave continuamente? Perfetto, spacciano per SEO copywriting del semplice keyword stuffing.
Testo nascosto
Consiste nel camuffare il testo all’interno di una pagina attraverso il CSS (rendendolo ad esempio dello stesso colore dello sfondo) o tramite Javascript, col fine di inserire lunghi elenchi di parole chiave da far rilevare solo ai crawler.
Il testo nascosto era una tecnica che andava di moda diversi anni fa, utilizzata sia dai SEO black hat che da webmaster inesperti.
Purtroppo resiste ancora oggi, nonostante sia completamente inutile e a forte rischio di penalizzazione da parte dei motori di ricerca.
Doorway pages
Le Doorway pages sono pagine finalizzate al posizionamento di un determinato sito col fine di aumentare la sua visibilità nei risultati dei motori di ricerca.
Solitamente si tratta di pagine autogenerate e pilotate verso una specifica keyword, anche su siti completamente fuori tema rispetto alla keyword stessa.
Hai presente quelle agenzie o i SEO specialist che creano una pagina per ogni parola chiave da posizionare? Ecco, ti stanno spacciando per servizi SEO delle semplici doorway pages ad alto rischio di penalizzazione.
Un esempio tipico di applicazione avviene con la SEO local, quando ci si vuole posizionare su più città e si crea una pagina con contenuti identici per ogni singola località (ad esempio “idraulico milano”, “idraulico roma”, ecc.).
Cloaking
Il Cloaking consiste nel creare delle pagine o dei contenuti visibili solo ai crawler dei motori di ricerca (ad esempio GoogleBot), per presentare una versione differente della pagina rispetto a quella che, invece, vedono gli utenti umani.
Praticamente si tratta di mostrare contenuti differenti ai motori di ricerca rispetto a quanto venga mostrato agli utenti.
Naturalmente i contenuti che percepiscono i crawler sono molto ottimizzati, proprio per aumentare le probabilità di posizionamento sui motori di ricerca.
Tipicamente si utilizza un redirect Javascript che solo i browser degli “umani” possono seguire e che i crawler non percepiscono.
L’uso del cloaking fraudolento col fine di posizionarsi comporta la cancellazione dall’indice di Google.
Se vuoi approfondire l’argomento puoi leggere: “Cloaking vediamo cos’è e in che casi Google lo tollera“.
Link Farm
Il nome stesso spiega il significato: una fattoria di link. In pratica si tratta di pagine con pochissimo contenuto originale, utilizzate solo per pubblicare link a pagamento verso altri siti con lo scopo di aumentare il loro PageRank.
Di solito i siti linkati sulle link farm sono di qualsiasi tipologia, ad esempio sulla stessa pagina web sono linkati sia siti che trattano i “mutui” sia siti che parlano di “giardinaggio”.
Boosting + Redirect
Tale tecnica consiste nel generare migliaia di backlinks tramite software di link building automation (ad esempio Scrapebox, Senuke, GSA, ecc.) verso un proprio sottodominio ospitato su un sito Web 2.0 con molta autorità (ad esempio WordPress.com, Blogspot.com, ecc.).
Appena questo sottodominio comincia ad acquisire posizionamenti e visibilità, si implementa un redirect 301 di quel sottodominio verso il money site passandogli così l’autorità.
Commenti Spam
I commenti black hat sono messaggi pubblicitari indesiderati contenenti il link al sito da posizionare.
Inizialmente questa pratica si faceva solo via e-mail, ma poi si è diffusa anche nei blog tramite i commenti agli articoli e nei social network attraverso i messaggi diretti, le menzioni o l’utilizzo di hashtag non inerenti al contenuto del tweet.
Se hai un sito in WordPress entrando nella sezione Commenti vedrai tanti commenti nella cartella spam.
Questi sono proprio i commenti che provengono da questa inutile tecnica.
Contenuto generato automaticamente
Il contenuto generato in automatico è un tipo di contenuto che viene creato attraverso l’uso della programmazione con lo scopo di ridurre i tempi per la realizzazione.
La principale tecnica è l’article spinning dove si fa uso di Spintax (Spin Syntax) che consiste nella rotazione di sinonimi per ingannare i motori di ricerca e in particolare l’algoritmo di Google e fare in modo che riconosca il contenuto generato come originale.
Esempio pratico di Spintax:
Come {fare | iniziare} la SEO {Black Hat | White Hat}.Da questa semplice frase è possibile ottenere 4 frasi diverse:
- Come fare la SEO Black Hat.
- Come fare la SEO White Hat.
- Come iniziare la SEO Black Hat.
- Come iniziare la SEO White Hat.
Questa tecnica, seppure consente di ottenere contenuti tecnicamente originali, tende a generare testi spesso illeggibili o comunque poco sensati.
Desert Scraping
Il Desert Scraping consiste nel recuperare e rubare contenuti non più indicizzati di altri siti, con l’obiettivo di pubblicarli sulle nostre pagine.
Solitamente la procedura è la seguente:
- Individuare un dominio scaduto;
- Recuperare i suoi contenuti tramite Archive.org;
- Infine, pubblicare i contenuti recuperati sul proprio sito.
Anche questa tecnica, che rientra nel Gray Hat SEO, consente di ottenere contenuti tecnicamente originali.
Il mio consiglio è di imparare le tecniche per proteggere i propri contenuti e che insegno nel mio corso SEO avanzato.
Creazione di pagine con comportamenti dannosi
Attraverso questa tecnica viene offerto un prodotto esca che sicuramente piacerà ai potenziali malcapitati (tipo un’app per smartphone), per poi inviare gli ignari utenti su una landing page dove dovranno inserire il numero di cellulare per scaricare il prodotto.
In realtà, l’utente nel momento in cui inserisce il suo numero completa un’offerta CPA che lo lascerà senza soldi sulla sim del telefono.
Solitamente per realizzare questa tecnica vengono utilizzati i Social Network e il post con l’offerta viene cancellato entro un’ora dalla pubblicazione per evitare che le persone comincino ad accorgersi del trucco.
Presta quindi attenzione alle offerte troppo allettanti che ti propongono sui Social ed evita sempre di inserire il numero del cellulare.
Negative SEO
La Negative SEO è una tattica black hat particolarmente dannosa che mira a compromettere il ranking di Google del sito di un avversario.
Questa pratica include un insieme di tecniche malevole come la costruzione intenzionale di link innaturali diretti verso il sito competitor, lo scraping dei suoi contenuti e, in alcuni casi estremi, persino l’hacking diretto del sito.
L’obiettivo principale di chi utilizza la SEO negativa è quello di ridurre il posizionamento del sito della concorrenza nei risultati di ricerca.
Come segnalare a Google la SEO Black Hat
Se ritieni che un sito voglia ingannare Google per migliorare il posizionamento, puoi segnalarlo tramite la Search Console a questo indirizzo: https://www.google.com/webmasters/tools/spamreport?hl=it.
Dovrai specificare l’URL della pagina che ritieni stia utilizzando tecniche e pratiche SEO che violano le istruzioni per i webmaster di Google, le query di ricerca che mostrano questa pagina e ulteriori dettagli che possano aiutare il team antispam di Google a comprendere il problema.
Nota bene: se il tuo sito è stato penalizzato per via dell’utilizzo di pratiche black hat e ha perso molto traffico, investi in una consulenza SEO in modo da verificare se è ancora possibile recuperare la situazione.
Perché dovresti evitare la Black Hat SEO?
La Black Hat SEO è spesso difficile da implementare e ingannevole per gli utenti, però ritengo sia preferibile conoscere queste tecniche e sapere come si muove il lato oscuro del nostro mondo.
Per questo motivo, ma anche per una questione di completezza, è un argomento che approfondisco durante le sessioni del corso SEO individuale.
Allo stesso tempo è fondamentale rendersi conto che, come insegna Star Wars, il lato oscuro è più facile da seguire, ma non porta quasi mai a buoni risultati: ormai tutti i motori di ricerca sono in grado di individuare quali sono le tecniche vietate e dunque un eventuale guadagno temporaneo porta in tempi brevissimi a penalizzazioni o ban.
Se conosci altre tecniche SEO black hat o vuoi raccontare la tua esperienza, non esitare ad utilizzare i commenti!
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Valentino Mea
- Imprenditore ed esperto di Search Marketing dal 2009, General Manager di Millionaire Consulting FZCO.
- Ha gestito migliaia di progetti SEO e Google Ads per aziende nazionali e internazionali, aiutandole a costruire business online sostenibili e redditizi.
- Intervistato da RAI 3 nel Gennaio 2025 come voce autorevole del settore. Guarda l’intervista.
- Autore di diversi libri best seller, tra cui “SEO per E-commerce PRO”, “Google Analytics Now” e “SEO per AI”, per posizionarsi su Google e trasformare gli utenti in clienti. Trovali su Amazon.
- Ha formato 932 tra consulenti SEO e Google Ads, freelance e dipendenti.
- Ha creato diversi corsi su SEO, Google Ads e Imprenditoria Digitale, tra cui “Diventare SEO”, il 1° in Italia a insegnare la SEO in modo pratico e a monetizzarla.
- Fondatore della SEO Membership®, l’unica community privata dove ogni settimana imprenditori, colleghi e aspiranti si confrontano su SEO e business online.
- Dal Novembre 2013 condivide su questo blog tutorial pratici e la sua esperienza sul campo.
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