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Cloaking vediamo cos’è e in che casi Google lo tollera

Cloaking esempio pratico

Scopri cos’è il cloaking, una tecnica controversa utilizzata da alcuni siti web per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca, e i rari casi in cui Google la tollera.

Indice dei contenuti:


Definizione di Cloaking

Definizione di Cloaking

Il cloaking è una tecnica che consiste nel mostrare contenuti differenti a seconda dello user agent che richiede una determinata risorsa web.

Un esempio di applicazione consiste nel mostrare ad un utente umano un contenuto mentre ai crawler dei motori di ricerca un altro maggiormente ottimizzato ai fini di ranking.

Questa pratica è deprecata dai motori di ricerca e rientra nelle tecniche di black hat SEO che vengono penalizzate da Google, ma allo stesso tempo è vistosamente tollerata in alcuni casi.

Prima di continuare la lettura, al fine di godervi l’articolo al meglio, vi consiglio di leggere la documentazione ufficiale di Google sull’argomento.

Come può essere implementato il cloaking?

Come può essere implementato il cloaking?

Il cloaking è una pratica che può essere implementata in diversi modi per mostrare contenuti differenti su una stessa pagina web, a seconda di chi effettua la richiesta.

  1. Tramite server, erogando contenuti diversi a seconda che sia un crawler dei motori di ricerca (ad esempio GoogleBot) o un utente reale a richiederne i contenuti.
  2. Attraverso reindirizzamenti lato codice come ad esempio mediante JavaScript o meta refresh.

Che tipologia di penalizzazioni SEO comporta il cloaking?

Che tipologia di penalizzazioni SEO comporta?

L’uso di questa tecnica a seconda dei casi può comportare la penalizzazione dell’intero sito oppure una penalizzazione parziale che coinvolge le sole pagine compromesse.

Google e altri motori di ricerca adottano misure rigorose per penalizzare i siti web che utilizzano pratiche come il cloaking, ritenute contrarie alle loro linee guida.

Quando i webmaster decidono di mostrare ai motori di ricerca un contenuto differente da quello che realmente il sito internet propone agli utenti, rischiano non solo di compromettere il ranking del sito, ma anche di perdere la fiducia degli utenti e dei motori stessi.

Le penalizzazioni possono tradursi in una drastica riduzione del traffico organico, un calo di visibilità e, nei casi più gravi, la completa esclusione del sito dai risultati di ricerca.

Per maggiori informazioni puoi approfondire leggendo la guida: Penalizzazioni di Google: come individuare e uscire da una penalizzazione.

Quando è possibile farne uso senza essere penalizzati

Quando è possibile farne uso senza essere penalizzati

Vi sono casi in cui le attività di cloaking non comportano penalizzazioni.

Uno di questi è quando la medesima risorsa mostrerà contenuto in lingua diversa in base all’indirizzo IP di provenienza dell’utente, in modo da mostrargli il contenuto testuale nella sua lingua di riferimento col fine di migliorare la user experience.

Questa applicazione si basa su una tecnica informatica progettata per migliorare la visualizzazione delle informazioni in base alle esigenze degli utenti, garantendo così una fruizione più personalizzata e pertinente.

Il cloaking, quando utilizzato in questo contesto, è generalmente tollerato perché non ha lo scopo di manipolare i risultati delle SERP, ma piuttosto di offrire un servizio più adeguato agli utenti internazionali.

La maggior parte dei motori di ricerca riconosce la legittimità di tali pratiche, purché siano attuate nel rispetto delle linee guida.

È importante sottolineare che il cloaking può avere un impatto positivo solo se utilizzato per migliorare l’esperienza utente, a seconda di chi visita il sito, e non per mostrare contenuti diversi in modo ingannevole ai crawler rispetto a quanto offerto agli utenti reali.

Esempio di cloaking effettuato da Google

Al fine di mostrarvi il cloaking che Google pratica sulle SERP, utilizzeremo per comodità due componenti aggiuntivi di Firefox:

  1. MozBar: strumento che ci permette di camuffarci da Googlebot e altri bot dei motori di ricerca;
  2. SEO Doctor: strumento che ci permette di quantificare e vedere come sono costruiti i link interni ed esterni della pagina analizzata.

In questo esempio dopo aver effettuato la query “google cloaking”, l’estensione SEO Doctor segnala che i link presenti nella SERP sono 132 di cui 79 interni e 53 esterni:

Serp di Google

Ora cambiamo l’user agent con la MozBar e settiamolo su Googlebot come nell’esempio:

MozBar user agent Googlebot

subito dopo aggiornando la pagina ci rendiamo conto che qualcosa è cambiato:

MozBar user agent Googlebot

  1. il menu orizzontale presenta voci differenti;
  2. è comparso un menu verticale a sinistra;
  3. i link della pagina ora sono 95 (83 interni e 12 esterni), mentre prima erano 132.

Come potete vedere vi sono 2 SERP parallele: una per noi utenti ed una per i bot dei motori di ricerca.

Anzi, a dir la verità, se ci camuffiamo da Baidu spider o da Yandex i link diventano solo 78 (70 interni e 8 esterni), con la conseguente evidenza che vi sono ulteriori SERP diverse che mutano al cambiare del bot che le visita.

Esempio di cloaking effettuato da Amazon e tollerato da Google

Amazon è il colosso mondiale del commercio elettronico, domina le SERP e pratica cloaking tranquillamente da anni senza essere penalizzato.

In questo esempio, se andiamo nella categoria “Informatica” di Amazon.it il numero di link visualizzato è di 506 di cui 479 interni e 27 esterni:

Amazon categoria Informatica

Ora, se ci camuffiamo da Googlebot tramite la MozBar anche in questo caso cambia il numero di link, il quale diminuisce a 497 (467 interni e 27 esterni) con un risparmio di 9 link in meno.

Amazon esempio di cloaking

Vi è anche un altro particolare che cambia radicalmente: la struttura degli URL.

Camuffati da Googlebot, infatti, gli URL sono completamente riscritti, presentano pochissimi parametri rispetto alle url mostrate agli utenti reali (praticamente tutti i parametri che vede l’utente non vengono visti dal bot).

Quindi abbiamo 2 siti paralleli:

  1. uno dedicato agli utenti con più link e URL parametriche lunghissime;
  2. uno dedicato agli spider dei motori di ricerca con meno link, ai fini di ottimizzare il flusso del PageRank, ed URL più brevi e comprensibili per migliorare il ranking sulle SERP dei motori di ricerca.

Le linee guida di Google vietano questo tipo di gestione degli URL con parametri, inoltre lo stesso Google ci suggerisce di gestirle tramite il pannello di Google Search Console.

Conclusioni logiche sul Cloaking

Conclusioni logiche sul Cloaking

Nel digital marketing, il cloaking può essere una tecnica dibattuta, soprattutto quando si analizzano i suoi effetti sul posizionamento del sito web e la sua relazione con altre tecniche SEO utilizzate per ottimizzare i risultati, ma andrebbero comunque fatte delle considerazioni:

  1. Al di là dello scopo di utilizzo, benevolo o malevolo che sia, se Google vieta la pratica del cloaking minacciando penalizzazioni per chi l’adotta, allora perché lui stesso la utilizza nelle sue SERP?
  2. L’approccio utilizzato da Amazon è formalmente vietato dalle linee guida dei motori di ricerca come Google e quindi viene spontaneo chiedersi come mai Amazon non venga penalizzato.
  3. Sarebbe meglio dare un esempio di coerenza, invece di praticare la strategia del terrore a cui ci hanno abituato i portavoce di Google in questi ultimi anni.

Magari, il signore in questo video potrebbe fornirci una spiegazione coerente:

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Valentino Mea

Valentino Mea

  • Imprenditore ed esperto di Search Marketing dal 2009, General Manager di Millionaire Consulting FZCO.
  • Ha gestito migliaia di progetti SEO e Google Ads per aziende nazionali e internazionali, aiutandole a costruire business online sostenibili e redditizi.
  • Intervistato da RAI 3 nel Gennaio 2025 come voce autorevole del settore. Guarda l’intervista.
  • Autore di diversi libri best seller, tra cui “SEO per E-commerce PRO”, “Google Analytics Now” e “SEO per AI”,  per posizionarsi su Google e trasformare gli utenti in clienti. Trovali su Amazon.
  • Ha formato 932 tra consulenti SEO e Google Ads, freelance e dipendenti.
  • Ha creato diversi corsi su SEO, Google Ads e Imprenditoria Digitale, tra cui “Diventare SEO”, il 1° in Italia a insegnare la SEO in modo pratico e a monetizzarla.
  • Fondatore della SEO Membership®, l’unica community privata dove ogni settimana imprenditori, colleghi e aspiranti si confrontano su SEO e business online.
  • Dal Novembre 2013 condivide su questo blog tutorial pratici e la sua esperienza sul campo.

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