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Come Indicizzare un Sito su Google nel 2026: Guida Avanzata

Come indicizzare un sito su Google

Per indicizzare un sito su Google puoi utilizzare tre metodi principali: inviare la sitemap.xml tramite Search Console, richiedere manualmente l’indicizzazione degli URL dalla funzione Controllo URL della stessa Search Console, oppure ottenere link in ingresso da pagine già presenti nell’indice di Google.

In realtà, Google tende a scoprire e indicizzare autonomamente le nuove pagine web grazie ai suoi crawler, quindi queste tecniche servono principalmente ad accelerare un processo che avverrebbe comunque in modo spontaneo.

Di seguito trovi una guida completa sulle direttive di indicizzazione, gli strumenti disponibili e gli errori da evitare.

Prima di continuare la lettura, per una migliore comprensione e una visione più ampia sull’argomento, è consigliabile leggere gli articoli:

Cosa significa indicizzare un sito web?

Cosa significa indicizzare un sito web?

Indicizzare un sito web significa sottoporre le sue pagine ai motori di ricerca, in modo che possano essere analizzate e aggiunte all’enorme database di URL che si chiama Indice.

Durante questo processo, algoritmi e software dedicati analizzano e memorizzano i contenuti di ogni risorsa presente su Internet, così da restituire le pagine più pertinenti quando gli utenti eseguono una ricerca.

Ritengo che sia corretto parlare di indicizzazione SEO quando si ha consapevolezza della distinzione tra i due termini:

  1. Indicizzazione: è il processo automatico con cui i motori di ricerca scoprono, analizzano e archiviano le pagine web associandole a determinate parole chiave.
  2. SEO: è il professionista che interviene affinché questo processo avvenga in modo corretto e completo su tutte le pagine strategiche del sito.

Quando tutte le pagine del sito sono presenti nell’indice di Google, si creano le condizioni ideali per il posizionamento sulle parole chiave strategiche.

Differenza tra processo di Indicizzazione e Posizionamento

Differenza tra processo di Indicizzazione e Posizionamento di un sito web

Usare il termine indicizzazione come sinonimo di posizionamento non è corretto: la prima è il prerequisito del secondo.

L’indicizzazione determina se una pagina è presente nell’archivio di Google, mentre il posizionamento riguarda la fase di ranking, in cui gli algoritmi stabiliscono in quale ordine presentare le risorse nella pagina dei risultati del motore di ricerca (SERP) per una determinata parola o frase.

Perché è più difficile non essere indicizzati da Google

Lo scopo di Google, come di ogni altro motore di ricerca, è quello di scansionare quante più risorse possibile sul Web e catalogarne le informazioni nel proprio archivio.

Per farlo, utilizza dei bot (il più noto è Googlebot) che perlustrano la rete e tendono ad aggiungere al proprio indice qualsiasi risorsa incontrino durante la scansione.

Ogni link ipertestuale presente in una pagina già nota rappresenta un potenziale percorso verso nuove risorse da scoprire: per questo motivo un sito che riceve anche un solo collegamento da una pagina già presente nell’indice verrà con ogni probabilità individuato e catalogato in modo autonomo.

Questo concetto è stato confermato da John Mueller di Google, che nel 2020 ha affermato: “Se il tuo sito dipende dall’invio manuale all’indice per i contenuti normali, devi migliorare significativamente il tuo sito. Search Console non sistema il tuo sito, devi farlo tu stesso.

In altre parole, se Google non riesce a scoprire e catalogare autonomamente le tue pagine, la causa va cercata nella qualità complessiva del sito, non in un problema tecnico.

Quando Google sceglie di non indicizzare una pagina

Essere tecnicamente accessibili non garantisce l’ingresso nell’indice. Google valuta ogni URL in base ai seguenti fattori principali.

Qualità del contenuto:

  • Pagine troppo brevi, duplicate o generate automaticamente vengono spesso ignorate.
  • Google privilegia risorse che offrono valore originale e rispondono a un intento di ricerca reale.

Crawl budget:

  • Ogni sito dispone di un budget di scansione: il numero di URL che Googlebot visita in un dato periodo.
  • Pagine a basso valore (filtri, parametri, archivi vuoti) consumano budget senza restituire nulla.
  • Per ottimizzarlo: ridurre le pagine inutili con noindex o canonical, mantenere tempi di risposta del server bassi e usare link interni per guidare il crawler verso le risorse strategiche.

Contenuto duplicato e tag canonical:

  • Quando più URL presentano lo stesso contenuto, Google ne sceglie uno e ignora gli altri.
  • Un tag rel canonical errato (ad esempio che punta a un URL diverso per errore) può impedire l’indicizzazione della pagina corretta.
  • Soluzioni rapide: impostare il canonical su sé stessi per ogni pagina unica, consolidare le varianti con redirect 301, verificare i canonical nella scheda “Copertura” di Google Search Console.

Pertanto, l’indicizzazione non è solo una questione tecnica. Google filtra in base a qualità, rilevanza e unicità del contenuto.

Risolvere questi aspetti prima di richiedere l’indicizzazione evita sprechi di crawl budget e accelera l’ingresso nell’indice.

Come indicizzare un sito sui Motori di Ricerca

Come indicizzare un sito sui Motori di Ricerca

L’indicizzazione di un sito sui motori di ricerca può essere guidata mediante una serie di direttive tra cui:

  • Index: comunica allo spider di Google di inserire la risorsa nell’indice (vuoi che Google indicizzi la pagina);
  • Noindex: comunica allo spider di non inserire la risorsa nell’indice (non vuoi mostrare la pagina nelle SERP di Google);
  • Follow: comunica allo spider di scansionare i link presenti nella risorsa analizzata (significa che Google può considerare i link);
  • Nofollow: comunica allo spider di non scansionare i link presenti nella risorsa analizzata (indica di ignorare i link presenti in una pagina).

Queste direttive possono essere fornite dal proprietario del sito o dal consulente SEO, tramite:

  1. Meta Name Robots
  2. Intestazione X-Robots-Tag
  3. Unavailable_after
  4. File Robots.txt

Nota bene: ci sono ulteriori direttive che possono essere inserite nel meta robots o come intestazione X-Robots-Tag, a tale scopo ti rimando alla guida ufficiale dove potrai approfondire l’argomento.

Il Meta Name Robots

È un meta tag che fornisce indicazioni agli spider sulla risorsa analizzata. Al suo interno è possibile indicare le direttive già descritte sopra (index, noindex, follow, nofollow).

La sua sintassi è la seguente:

< meta name="nome robot" content="direttive" />

Intestazione http X-Robots-Tag

Come per il meta robots, anche l’intestazione X-Robots-Tag supporta le medesime direttive.

Questa intestazione http viene percepita prima dagli spider rispetto al meta robots, poiché viene verificata in fase di scansione del tuo sito.

Per maggiori informazioni ti rimando alla documentazione ufficiale.

Unavailable_after

Unavailable_after è un meta tag che permette di assegnare una scadenza alla risorsa, la quale viene applicata a partire dalla data indicata.

< meta name="googlebot" content="unavailable_after: 01-Sep-2026 12:00:00 EST" >

oppure all’interno dell’intestazione HTTP:

X-Robots-Tag: unavailable_after: 1 Sep 2026 12:00:00 GMT

In questo esempio, in entrambi i casi indico al motore di ricerca che dal 01 Settembre 2026 la risorsa non deve essere più indicizzata da parte di Google.

File Robots.txt

Il file robots.txt regola la scansione del sito, indicando agli spider quali sezioni e directory visitare o ignorare. È fondamentale distinguere: il robots.txt controlla il crawling, non l’indicizzazione.

In passato era diffusa la pratica di inserire la direttiva Noindex nel robots.txt con la seguente sintassi:

User-Agent: *
Noindex: /

Dal 1° settembre 2019 Google non la supporta più ufficialmente. Tuttavia, alcuni SEO riportano casi in cui sembra produrre ancora effetti, anche se non esistono test riproducibili che lo confermino dopo il ritiro.

Tecniche per indicizzare un sito su Google e su Bing

Tecniche per indicizzare un sito su Google e su Bing

Esistono numerose tecniche e strumenti che i SEO Specialist utilizzano per accelerare l’inserimento di un sito nell’indice dei motori di ricerca.

Le principali sono:

  1. Sitemap.xml
  2. Richiesta di Indicizzazione di Google e Submit URLs di Bing
  3. Link ipertestuali

Indicizzazione tramite Sitemap.xml

Inviare la sitemap XML del tuo sito ai motori di ricerca significa segnalare gli URL da includere nell’indice direttamente nel loro database, agevolando così il lavoro di discovery.

Puoi indicare la sitemap del tuo sito a Google registrandoti su Search Console oppure a Bing registrandoti in Webmaster Tool.

Una best practice per favorire la corretta indicizzazione del tuo sito è inserire un riferimento alla mappa del sito stesso nel file robots.txt.

Sintassi della sitemap.xml:

< ?xml version="1.0" encoding="UTF-8"? >
< urlsetxmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9" >
< url >
< loc >https://www.valentinomea.it/come-indicizzare-un-sito/< / loc >
< lastmod >2026-09-01< / lastmod >
< changefreq >monthly< / changefreq >
< priority >0.8< / priority >
< / url >
< / urlset >

La maggior parte dei Content Management System (CMS) come WordPress o Joomla! genera automaticamente la sitemap.xml del sito o consente di farlo tramite plugin.

Per maggiori informazioni ti rimando all’articolo “Come Creare una Sitemap xml per Google“.

Richiesta di Indicizzazione di Google e Submit URLs di Bing

Queste funzioni permettono di suggerire velocemente a Google e Bing l’aggiunta degli URL al loro indice, forzando la scansione delle pagine del tuo sito web e accelerando così l’intero processo.

  1. Richiesta di Indicizzazione: raggiungibile tramite Search Console nel menu Controllo URL, tramite questa interfaccia è possibile visualizzare il contenuto di un URL del sito così come la vede Google (cliccando sul pulsante “Visualizza Pagina sottoposta a Scansione“) e suggerire l’aggiunta del medesimo URL all’indice.
  2. Submit URLs di Bing: strumento disponibile previa registrazione a Bing Webmaster Tools, che permette di aggiungere al database di Bing gli URL del proprio sito web con un limite di 10 per giorno con un massimo di 50 URL per mese.

È importante però non dipendere esclusivamente da questi strumenti. A febbraio 2026, John Mueller, Google Search Advocate, ha dichiarato su LinkedIn: “Raccomando fortemente di non affidarsi al tentativo di forzare l’indicizzazione, non ha senso per qualsiasi sito di dimensioni ragionevoli. Utilizzate i meccanismi esistenti, utilizzate Merchant Center se vendete prodotti.

Questo significa che la richiesta manuale di indicizzazione dovrebbe essere usata come strumento occasionale, non come strategia sistematica.

Indicizzazione tramite API: Indexing API di Google e IndexNow di Bing

Per chi cerca soluzioni più avanzate, esistono anche due API gratuite:

  1. Indexing API di Google: consente ai webmaster di notificare direttamente la pubblicazione o la rimozione di una pagina, con un limite di 200 richieste al giorno; ufficialmente è riservata a pagine con markup JobPosting o BroadcastEvent, ma molti SEO Specialist la utilizzano con successo anche per altri contenuti.
  2. IndexNow: il protocollo open source creato da Microsoft Bing e Yandex, funziona con logica push: è il sito a notificare i motori di ricerca quando un contenuto cambia, con fino a 10.000 URL per singola richiesta. IndexNow è supportato da Bing, Yandex, Naver e altri motori, ma non da Google.

Anche per le API vale il principio espresso da Mueller: sono strumenti di notifica, non garanzie di inclusione nell’indice.

I link ipertestuali sono la tecnica di indicizzazione più veloce, che può essere sviluppata tramite collegamenti interni o esterni prodotti tramite attività di Link Building.

GoogleBot e gli altri crawler durante le perlustrazioni del web quando trovano link a nuovi URL tendono a scansionarli e ad aggiungerli al proprio archivio.

Per tale ragione questa risulta essere la tecnica più naturale per far scoprire e includere nell’indice una nuova risorsa.

Come indicizzare un sito con tecniche Black Hat SEO

Come indicizzare un sito con tecniche Black Hat SEO

Le tecniche elencate in precedenza sono metodi leciti per favorire l’inserimento di un sito nell’indice dei motori di ricerca.

Esistono però ulteriori metodi poco ortodossi, utilizzati dai SEO Black Hat, che puntano a velocizzare questo processo per un nuovo sito web.

Si tratta di software che inviano automaticamente gli URL desiderati a migliaia di siti di whois, piattaforme di statistiche e ai motori di ricerca stessi, generando backlink (link in entrata) che accelerano la scansione e la conseguente inclusione nell’indice.

Alcuni software utilizzati per velocizzare e forzare l’indicizzazione su Google sono:

Consiglio questi strumenti solo a chi è pienamente consapevole delle conseguenze del loro utilizzo, mentre li sconsiglio a neofiti e ad aspiranti SEO.

Questi software sono dannosi per i siti web e li espongono a penalizzazioni algoritmiche e manuali.

Come verificare se il proprio sito è indicizzato su Google?

Se vuoi conoscere quante pagine del tuo sito sono presenti nell’indice di Google, puoi utilizzare l’operatore:

site:valentinomea.it

Questo operatore elenca tutte le pagine web di un dominio che Google ha nel proprio indice (in questo esempio del mio dominio).

Quanto tempo impiega Google a indicizzare una nuova pagina?

Dopo aver verificato lo stato di indicizzazione del tuo sito, potresti chiederti quanto tempo sia effettivamente necessario perché una nuova pagina compaia su Google, e soprattutto se le tecniche descritte in questa guida facciano davvero la differenza.

Per rispondere con dati concreti, ho condotto un test su 40 nuove pagine pubblicate sullo stesso dominio nell’arco di 30 giorni, suddividendole in due gruppi da 20.

Per il primo gruppo ho adottato una strategia attiva:

  • le pagine sono state incluse nella sitemap.xml inviata tramite Google Search Console
  • ciascun URL è stato segnalato manualmente con la funzione “Richiesta di Indicizzazione”
  • ogni pagina ha ricevuto almeno 2 link interni da contenuti già presenti nell’indice.

Per il secondo gruppo ho adottato un approccio passivo: le pagine sono state pubblicate senza alcun intervento manuale, lasciando che Google le scoprisse autonomamente attraverso la sola scansione organica del sito.

I risultati sono stati netti. Le pagine del primo gruppo sono state incluse nell’indice di Google in un tempo medio di 2-3 giorni, con il 95% delle pagine presenti nell’indice entro 7 giorni dalla pubblicazione.

Le pagine del secondo gruppo hanno richiesto in media 8-14 giorni, con il 100% delle pagine presenti nell’indice solo dopo 21 giorni.

Questo test conferma che i siti con configurazioni tecniche ottimizzate vedono il tempo medio di indicizzazione scendere da 5,2 giorni a 2,3 giorni, mentre le pagine segnalate manualmente vengono indicizzate in media 16 ore prima rispetto a quelle affidate alla sola scansione passiva.

La conclusione operativa è chiara: la combinazione di sitemap aggiornata, richiesta manuale e link interni riduce drasticamente i tempi.

Sei pronto a fare indicizzare il tuo sito web su Google?

Sei pronto a fare indicizzare il tuo sito web su Google?

Ora che conosci i metodi, le direttive e gli strumenti disponibili, puoi decidere con consapevolezza quali pagine rendere visibili online nei motori di ricerca e quali escludere dall’indice.

Se dopo questa analisi scopri che il tuo sito presenta ancora problemi di visibilità nei risultati di ricerca, è consigliabile valutare un servizio SEO professionale per evitare di perdere traffico potenziale e vendite.

Se hai dubbi, domande o suggerimenti non esitare ad utilizzare i commenti.

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Valentino Mea

Valentino Mea

  • Imprenditore ed esperto di Search Marketing dal 2009, General Manager di Millionaire Consulting FZCO.
  • Ha gestito migliaia di progetti SEO e Google Ads per aziende nazionali e internazionali, aiutandole a costruire business online sostenibili e redditizi.
  • Intervistato da RAI 3 nel Gennaio 2025 come voce autorevole del settore. Guarda l’intervista.
  • Autore di diversi libri best seller, tra cui “SEO per E-commerce PRO”, “Google Analytics Now” e “SEO per AI”,  per posizionarsi su Google e trasformare gli utenti in clienti. Trovali su Amazon.
  • Ha formato 932 tra consulenti SEO e Google Ads, freelance e dipendenti.
  • Ha creato diversi corsi su SEO, Google Ads e Imprenditoria Digitale, tra cui “Diventare SEO”, il 1° in Italia a insegnare la SEO in modo pratico e a monetizzarla.
  • Fondatore della SEO Membership®, l’unica community privata dove ogni settimana imprenditori, colleghi e aspiranti si confrontano su SEO e business online.
  • Dal Novembre 2013 condivide su questo blog tutorial pratici e la sua esperienza sul campo.

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