Frequenza di Rimbalzo Google Analytics: Guida Completa 2026

La Frequenza di Rimbalzo (o Bounce Rate in Inglese) è una delle metriche più complesse e incomprese di Google Analytics.
Allo stesso tempo, risulta una delle metriche più utili, poiché consente di misurare efficacemente la qualità del traffico di un sito web e la qualità delle sue pagine di atterraggio.
Scopriamo tutto quello che c’è da sapere in merito.
- Cos’è la Frequenza di Rimbalzo: Definizione
- In che modo Google Analytics calcola la frequenza di rimbalzo?
- Esiste la Frequenza di Rimbalzo ottimale?
- Come analizzare la frequenza di rimbalzo?
- Qual è una buona Frequenza di Rimbalzo?
- Come abbassare la Frequenza di Rimbalzo (Adjusted Bounce Rate)
- Come migliorare la Frequenza di Rimbalzo
- Hai capito come interpretare la frequenza di rimbalzo?
Cos’è la Frequenza di Rimbalzo: Definizione

La Frequenza di Rimbalzo in Google Analytics è una metrica che rappresenta la percentuale di sessioni di una sola pagina in cui non ci sono state interazioni con la pagina stessa.
Spiegata in maniera più semplice: la frequenza di rimbalzo è la percentuale di visitatori di una singola pagina in cui l’utente, una volta atterrato, lascia il tuo sito senza navigare su altre pagine oppure senza effettuare interazione con la pagina su cui è atterrato (ad esempio senza compiere eventi).
In che modo Google Analytics calcola la frequenza di rimbalzo?

Una volta compreso cos’è il Bounce Rate, andiamo ad analizzare in che modo questa percentuale viene calcolata.
Google Analytics calcola sia la frequenza di rimbalzo di una singola pagina web sia a livello di intero sito, vi sono quindi due tipologie:
- Calcolo della Frequenza di rimbalzo di una pagina web = numero totale di rimbalzi su una sola pagina del sito (in un determinato periodo di tempo) / numero totale di accessi sulla pagina (nello stesso periodo di tempo).
- Calcolo della Frequenza di rimbalzo di un sito web = numero totale di rimbalzi su tutte le pagine del sito (in un determinato periodo di tempo) / numero totale di accessi in tutte le pagine del sito (nello stesso periodo di tempo).
Con il termine Rimbalzi si intende: il numero di visite ad una pagina che hanno prodotto un’unica richiesta GIF ai server di Google Analytics.
Con il termine Accessi si intende: il numero di volte in cui i visitatori sono entrati nel tuo sito attraverso una pagina.
Esempio pratico: una precisa pagina del nostro sito ha registrato 1000 accessi di cui 500 sono rimbalzi.
La Frequenza di rimbalzo di questa pagina, sarà calcolata nel seguente modo: (Rimbalzi / Accessi) * 100 = (500 / 1000) * 100 = 50%.
Esiste la Frequenza di Rimbalzo ottimale?

La frequenza di rimbalzo è un indicatore fuorviante se non sai come interpretarla.
Una frequenza di rimbalzo alta non è sempre negativa mentre, talvolta, una frequenza di rimbalzo molto bassa può invece risultare negativa.
Ad esempio, è comune che i blog presentino frequenza di rimbalzo elevata, in quanto gli utenti che leggono il post del blog, tendono ad abbandonare il sito una volta raggiunto il loro obiettivo informativo (soprattutto nel caso di articoli che trattano temi complessi o tecnici).
In questi casi, avere un bounce rate elevato non dovrebbe generare preoccupazione.
Situazione diversa, invece, è la frequenza di rimbalzo alta in un sito e-commerce.
In questo caso, a titolo esemplificativo, può significare che:
- Gli utenti non trovano i prodotti che cercano e quindi non proseguono con il processo di acquisto;
- L’esperienza utente è poco gratificante (navigazione complicata, tempi di caricamento lunghi, etc.) da far continuare la navigazione agli utenti;
- Le campagne di web marketing portano traffico non pertinente rispetto ai prodotti in vendita;
- Etc.
Se invece la frequenza di rimbalzo del proprio sito è molto bassa, ad esempio con valore intorno al 10%, potrebbe dipendere da qualche problema con l’implementazione del codice di monitoraggio di Google Analytics o da qualche altro problema tecnico del sito per cui viene effettuata più di una richiesta GIF in una singola sessione e quindi Google Analytics non considera tali visite come rimbalzi.
Una frequenza di rimbalzo 0% ci garantisce che abbiamo un problema tecnico o un problema nel codice di monitoraggio, in quanto è statisticamente improbabile.
Quindi, un valore basso non equivale sempre a buono, così come un valore alto non equivale sempre a negativo.
Come analizzare la frequenza di rimbalzo?

Prima di tutto bisogna segmentare la frequenza di rimbalzo per ciascun canale di acquisizione di traffico.
Le domande che dovresti porti sono:
- Qual è la frequenza di rimbalzo del traffico proveniente dalla campagna SEO?
- Qual è la frequenza di rimbalzo del traffico dalle campagne Google Ads?
- Qual è la frequenza di rimbalzo del traffico proveniente dalle campagne di Newsletter?
- Etc.
Inoltre, ogniqualvolta analizzi il tasso di rimbalzo di un qualsiasi canale di traffico, devi porre l’attenzione su questi aspetti:
1) Intento / comportamento dell’utente: ossia come gli utenti di solito interagiscono con il tuo sito e come dovrebbe essere navigato secondo il suo scopo finale.
Esempio negativo: se la tua pagina di destinazione non soddisfa la query del visitatore, sono elevate le probabilità che rimbalzerà una volta atterrato, poiché non ha trovato ciò che stava cercando e quindi non viene soddisfatto il suo intento di ricerca.
Esempio positivo: se la tua pagina di atterraggio soddisfa la query del visitatore, potrebbe comunque lasciare il sito se non gli viene dato un altro motivo per continuare a navigarlo.
È l’esempio tipico di una pagina che contiene tutte le informazioni su un argomento: l’utente apprende ciò che stava cercando e lascia il sito dopo aver visualizzato la pagina.
Anche in questo caso positivo verrà registrato comunque un rimbalzo poiché l’utente non naviga altre pagine del sito.
2) Tipologia di sito: differenti tipologie di sito presentano frequenze di rimbalzo molto diverse.
Ad esempio, se il tuo sito web è un “single page website” quindi dispone di una sola pagina, la frequenza di rimbalzo sarà sempre al 100%.
Qualità della pagina di destinazione: la frequenza di rimbalzo risulterà elevata se la tua pagina di destinazione non è graficamente ben allineata, se è piena di annunci pubblicitari, se presenta molto testo, se non contiene un chiaro “invito all’azione” (call to action).
3) Tipo di traffico: se ricevi sul tuo sito traffico non pertinente rispetto agli argomenti che tratti, il valore della frequenza di rimbalzo sarà elevato.
4) Canali di acquisizione: i diversi canali di acquisizione di traffico, tendono ad avere una frequenza di rimbalzo piuttosto diversa.
Ad esempio, la frequenza di rimbalzo del traffico proveniente dai social media è generalmente superiore rispetto a quella proveniente dal traffico organico.
5) Tipo di utente: di norma i nuovi visitatori tendono a rimbalzare di più rispetto ai visitatori di ritorno che hanno familiarità con il tuo sito.
6) Categoria dispositivo: la frequenza di rimbalzo può variare da dispositivo a dispositivo.
Ad esempio, se il tuo sito web non è mobile-friendly, il traffico mobile avrà una frequenza di rimbalzo più alta rispetto al traffico desktop.
Qual è una buona Frequenza di Rimbalzo?

La frequenza di rimbalzo dipende dunque da tanti fattori:
- intento dell’utente;
- tipo di visitatore;
- tipo di sito;
- natura del business;
- tipo di pagine di destinazione;
- dispositivo di accesso;
- ecc.
Quindi è impossibile etichettare una frequenza di rimbalzo come bassa, media o alta, senza un’analisi approfondita dei dati, né tantomeno può esistere una frequenza di rimbalzo ideale a priori.
Di conseguenza una domanda del tipo: “la frequenza di rimbalzo deve essere alta o bassa?” non ha alcun senso, se non viene prima contestualizzata in un caso specifico.
In linea generale, un bounce rate può considerarsi buono o comunque accettabile sotto il 30%, mentre sopra il 50% necessiterà di considerazioni:
- potrebbe significare che stiamo acquisendo traffico di scarsa qualità;
- oppure che il contenuto del sito è poco rilevante per i nostri visitatori o fuori target rispetto a quello che stanno cercando o si aspettano di trovare.
Se la landing page non è rilevante per i tuoi visitatori, vuoi perché l’argomento trattato è fuori target rispetto al tuo pubblico di riferimento, vuoi perché non è trattato in modo ritenuto corretto, non puoi aspettarti alcuna conversione (vendita o lead) dal tuo sito.
Stesso discorso vale per il traffico che stiamo acquisendo: se ad esempio, la campagna SEO non ci porta traffico qualificato, o le parole chiave selezionate per Google Ads non sono corrette, stiamo investendo budget in attività poco proficue.
In entrambi i casi, viene vanificato lo scopo commerciale del nostro sito web e quindi bisognerà operare delle modifiche per rimetterlo in carreggiata.
Come abbassare la Frequenza di Rimbalzo (Adjusted Bounce Rate)
Per prima cosa, il modo migliore per abbassare la frequenza di rimbalzo è stabilire un corretto valore per il tuo sito.
Ad esempio, il mio sito tratta tematiche complesse relative al Search Marketing e di conseguenza per poter spiegare in modo corretto tecniche e concetti, devo necessariamente sviluppare contenuti piuttosto lunghi e strutturati.
Di conseguenza, quando un utente atterra su una pagina del mio sito significa che sta cercando informazioni su una disciplina complessa ed inoltre dovrà leggersi un articolo di almeno 1000 parole.
A rigor di logica, la frequenza di rimbalzo del mio sito dovrebbe risultare piuttosto elevata lasciando le impostazioni di default di Google Analytics.
A questo punto, per misurare la corretta frequenza di rimbalzo del mio sito, ipotizzo che se un utente resta sul mio sito almeno 5 minuti ha trovato ciò che stava cercando e quindi non posso considerarlo un rimbalzo anche se dopo non continua la navigazione su altre pagine.
Dal punto di vista tecnico per misurare la permanenza dell’utente per almeno 5 minuti, dovrò creare un evento di Google Analytics che si attiva quando la sessione dell’utente realizza questa condizione (in gergo tecnico questa operazione si chiama Adjusted Bounce Rate).
Nota bene: se non hai dimestichezza con gli Eventi di Google Analytics, è consigliabile leggere l’articolo Come monitorare gli eventi su Google Analytics prima di procedere.
A tal fine, eseguirò questi passaggi tramite Google Tag Manager:
1) Creazione Attivatore:
- Attivatori > Nuovo > Configurazione attivatore;
- Tipo di attivatore: Timer;
- Nome evento: gtm.timer;
- Intervallo: 300000 millisecondi (ovvero 5 minuti);
- Limite: 1 (per far attivare il timer una sola volta);
- Abilita quando: Page Path corrisponde all’espressione regolare: .* (in questo modo il tag sarà attivato in tutte le pagine del mio sito al verificarsi della condizione);
- Attiva su: Tutti i timer;
- Rinomina l’Attivatore ad esempio “Timer 5 minuti”;
- Salvare l’attivatore.

2) Creazione Tag:
- Tag > Nuovo tag > Configurazione tag;
- Tipo di tag: GA4;
- Tipo di monitoraggio: Evento;
- Categoria: impostare il nome che ritieni più adatto, ad esempio “Timer”;
- Azione: impostare una descrizione che rappresenta l’evento, ad esempio “Visita 5 minuti”;
- Etichetta: inserire {{Page Path}} per visualizzare nei report Eventi di Google Analytics la path della pagina dove avviene l’evento;
- Hit da non interazione: inserire il parametro False, per influire sul tasso di rimbalzo;
- Impostazioni Google Analytics: inserire la Variabile {{gaID}} (se l’avete creata). In alternativa abilitare l’override e in ID di monitoraggio inserire il proprio ID Proprietà di Google Analytics;
- Opzioni di attivazione tag: selezionare Una volta per evento;
- Attivazione: selezionare l’attivatore creato precedentemente, nel mio esempio “Timer 5 minuti”.
- Salvare il Tag, con il nome “GA – Event – Timer 5 minuti”.

3) Verificare il funzionamento del tag con la modalità anteprima e pubblicare il tag.
Dopo questi passaggi, ogni volta che un utente resta su una pagina del mio sito per oltre 5 minuti, si attiverà un evento che di conseguenza abbasserà il bounce rate.
Ora conosci un metodo pratico su come diminuire la frequenza di rimbalzo e soprattutto ti sei fatto un’idea su come raccogliere questo valore in maniera più corretta in base ad un caso specifico.
Come migliorare la Frequenza di Rimbalzo

Ridurre la frequenza di rimbalzo all’interno del sito, come abbiamo visto, è una questione tecnica.
Migliorare il bounce rate è, invece, una questione strategica e molto più complessa (praticamente se non hai elevate competenze di web analytics, difficilmente puoi comprendere i KPI su cui intervenire per migliorarla).
In generale gli aspetti su cui lavorare sono:
1) Creare pagine di destinazione che soddisfino l’intento di ricerca degli utenti
Se stai ricevendo traffico pertinente ma la tua pagina di atterraggio non soddisfa appieno i bisogni informativi del visitatore oppure fornisce informazioni troppo generiche, questi tenderanno a rimbalzare.
Ad esempio, se un visitatore sta cercando informazioni su un “corso Google Analytics” e la tua pagina di destinazione fornisce informazioni generali sui corsi di web marketing, è probabile che il visitatore rimbalzi poiché gli stai fornendo una pagina generica e non ciò di cui ha realmente bisogno.
2) Inserire Call to action evidenti e coerenti con la pagina di destinazione
Se le tue pagine di destinazione non presentano “Call to Action” o non le mostrano in modo accattivante, allora avrai problemi a mantenere i visitatori sul tuo sito web.
Stesso discorso vale nel caso in cui le tue pagine di destinazione presentano le Call to Action, ma non sono coerenti con ciò che l’utente può fare realmente sul tuo sito.
Ad esempio, se il titolo della tua pagina è “Scarica la guida gratuita in pdf” ma poi sulla pagina di destinazione non viene offerto il download gratuito, sicuramente è prevedibile un alto bounce rate.
Quindi assicurati che il tuo invito all’azione sia coerente e pertinente con la tua pagina di destinazione.
3) Individuare i canali di acquisizione e campagne che portano traffico di bassa qualità
Se il tuo sito sta ricevendo traffico non targettizzato, ossia non inerente ai prodotti e ai servizi venduti, i visitatori rimbalzeranno nel momento in cui arriveranno sul tuo sito.
Occorre quindi determinare quali sono le sorgenti di traffico che portano utenza di scarsa qualità per il tuo sito, e interrompere le campagne ad esse collegate o, ad esempio, cominciare ad investire sul posizionamento (organico e a pagamento) di parole chiave più pertinenti al tuo business online.
4) Creare la necessità di continuare a navigare sul tuo sito
Ogni visitatore che arriva sul tuo sito ha un obiettivo, come cercare informazioni su un argomento, effettuare un acquisto, richiedere un servizio, etc.
Quando questo obiettivo viene raggiunto o meno, il visitatore tende a lasciare il sito a meno che non gli si dia qualche altro scopo per visitare altre pagine del tuo sito web.
Ad esempio, se un utente cerca informazioni circa la tua azienda e atterra sulla pagina “Chi siamo” può lasciare il tuo sito dalla pagina di destinazione se soddisfa pienamente le sue domande circa la tua azienda.
Di conseguenza la pagina “Chi siamo”, può registrare un’elevata frequenza di rimbalzo pur risolvendo i bisogni dell’utente.
Quindi, indipendentemente dal fatto che la tua pagina di destinazione soddisfi le intenzioni del visitatore, devi sempre fornire altre opzioni per continuare la navigazione.
Ad esempio i “post correlati”, i “prodotti simili”, etc. In questo modo si aumentano le probabilità di migliorare la frequenza di rimbalzo.
Hai capito come interpretare la frequenza di rimbalzo?

La frequenza di rimbalzo può essere una metrica molto attendibile per misurare la qualità del traffico verso il tuo sito web e la qualità delle tue landing page.
Se, ad esempio, stai acquisendo traffico di scarsa qualità attraverso un canale di marketing (SEO, Google Ads, DEM, Facebook Ads, etc.), la frequenza di rimbalzo sarà il primo kpi a farcene rendere conto.
Per questo è uno dei principali aspetti su cui focalizzo la mia consulenza di web analytics.
Di conseguenza, il successo del tuo progetto web dipende da te, dalla competenza delle persone a cui ti affidi, da come sarà interpretata questa metrica e soprattutto da come agirai successivamente per porre rimedio ad eventuali problemi.
Iscriviti alla Newsletter!
Ottieni l’accesso a guide, strategie e tutorial esclusivi che non condivido da nessun’altra parte.
Valentino Mea
- Imprenditore ed esperto di Search Marketing dal 2009, General Manager di Millionaire Consulting FZCO.
- Ha gestito migliaia di progetti SEO e Google Ads per aziende nazionali e internazionali, aiutandole a costruire business online sostenibili e redditizi.
- Intervistato da RAI 3 nel Gennaio 2025 come voce autorevole del settore. Guarda l’intervista.
- Autore di diversi libri best seller, tra cui “SEO per E-commerce PRO”, “Google Analytics Now” e “SEO per AI”, per posizionarsi su Google e trasformare gli utenti in clienti. Trovali su Amazon.
- Ha formato 932 tra consulenti SEO e Google Ads, freelance e dipendenti.
- Ha creato diversi corsi su SEO, Google Ads e Imprenditoria Digitale, tra cui “Diventare SEO”, il 1° in Italia a insegnare la SEO in modo pratico e a monetizzarla.
- Fondatore della SEO Membership®, l’unica community privata dove ogni settimana imprenditori, colleghi e aspiranti si confrontano su SEO e business online.
- Dal Novembre 2013 condivide su questo blog tutorial pratici e la sua esperienza sul campo.
Vuoi sviluppare un business online di successo o formarti ai massimi livelli?


Lascia un commento